Mese: marzo 2014

L’altro Best. Robin Friday, il sesto Beatles..

Grandissimo articolo!

Dio è del Boca

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Ho sempre avuto la maledetta impressione che Matt Busby non sia mai stato un uomo veramente felice. O almeno, non per buona parte della sua vita. Per quanto si sforzasse di sorridere, lui, il sergente di ferro, il comandante di mille battaglie che sembrava inscalfibile ed impassibile, lo stupendo allenatore dei ‘red devils’, in realtà, sotto quella scorza fatta d’acciaio e cera, tipica di chi tutto respinge e fa scivolare via, era triste. Un malessere invisibile lo consumava, lento ed indolore, ma inesorabile. Matt, se proprio vogliamo essere precisi, ha smesso di vivere e di sorridere da quel maledetto 6 febbraio del 1958, quando la sua stupenda creatura si spense nella notte di Monaco di Baviera. Quando tutto ciò che amava ed in cui credeva, tutto ciò a cui aveva dedicato tempo e fatica, e dove aveva racchiuso sogni e speranze, volò verso le stelle senza il biglietto di ritorno…

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La #Turchia censura Twitter. Muore #BerkinElvan, vittima di repressione!

Al di là del Buco

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La protesta della gente di Turchia continua, le restrizioni su internet minacciate da Erdogan diventano realtà ad appena dieci giorni prima delle elezioni e così il popolo turco viene isolato dal mondo perché il governo decide di impedire a chiunque l’accesso a Twitter. Ci sono metodi per aggirare il blocco ma la repressione è forte. Questo avviene a una settimana dalla manifestazione per Berkin Elvan, 15 enne, morto dopo 270 gg di coma.

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Calcio, se i tifosi sono la società: da Taranto ad Ancona, sognando il modello inglese

Fonte [Ilfattoquotidiano.it]

La squadra del cuore fallisce, loro comprano quote societarie e passano dall’altra parte della scrivania: in Inghilterra è un fenomeno diffuso e di successo, in Italia si prova a recuperare

di 

In principio fu l’Ebolitana di Armando Cicalese, il capoultrà del ‘Nucleo 84′. Nell’estate 2004 acquista dalle mani del sindaco la società, appena retrocessa in Eccellenza. Ottomila euro per portarsi a casa la propria passione. Nel 2009 tocca all’Ultrattivi Altamura, squadra gestita dalla A alla Z dai tifosi. Esperimenti da pionieri che hanno tracciato il solco di un fenomeno già affermato inEuropa, quello dei supporters’ trust. Tradotto: tifosi che si rimboccano le maniche e partecipano attivamente alla vita del club. L’Italia è un passo indietro rispetto al resto del continente ma ilfenomeno inizia a germinare. Nell’ultimo week end se n’è parlato a San Benedetto del Tronto in un incontro organizzato dall’associazione ‘Noi Samb’ e da Supporters Direct, l’organizzazione che coordina a livello europeo le esperienze dei tifosi attivi.

Il tratto comune di tutte le esperienze italiane è il momento in cui i tifosi passano dagli spalti alla scrivania. Dalla Lombardia alla Puglia è sempre avvenuto con le squadre sull’orlo del fallimento. E’ il caso di Taranto quello più clamoroso e quello che finora ha dato maggiori frutti. Avviene tutto nella primavera del 2012. La squadra jonica in base ai risultati sul campo avrebbe vinto il campionato ma, penalizzata di 6 punti per problemi economici, rimane in LegaPro. La società rinuncia all’iscrizione alla stagione successiva ed è costretta a ripartire dalla D. In pochi mesi la Fondazione Taras passa da 32 a 500 soci e rileva il club per poi condividere le quote societarie con alcuniimprenditori locali, nessuno oltre il 50 per cento di partecipazione. Oggi Taras conta 2000 appartenenti, ha una quota d’ingresso popolare (10 euro) e controlla un quinto delle azioni. “La nostra presenza nella gestione della società è scritta nello statuto”, spiega Gianluca Greco, membro del consiglio direttivo del supporters’ trust tarantino. In maniera chiara: i membri di Taras hanno diritto a due consiglieri di amministrazione, possono porre il loro veto sulla sede, sui colori sociali e su eventuali fusioni. Oltre a nominare il collegio sindacale, una prerogativa che dà ampie garanzie circa il controllo dello stato di salute della società.

“Siamo una risorsa economica e umana – racconta Greco – Il primo anno abbiamo reclutato tra di noi gli steward, abbattendo i costi per la sicurezza all’interno dello stadio. Quest’anno ci siamo spinti oltre”. In estate, con un business plan di 85mila euro, i tifosi hanno preso in mano il settore giovanile. In poche settimane hanno creato due squadre dal nulla e oggi le formazioni giovanissimi e allievi sono nelle prime posizioni dei rispettivi campionati. “Team manager, fisioterapisti e altre figure dirigenziali sono tutti tifosi che si sono offerti volontari. Nel bilancio di una società calcistica, l’unica voce di spesa che può essere intesa come investimento è il settore giovanile. Ci sembrava giusto occuparcene in prima persona”, assicura Greco. Il perché è presto detto: “Per natura, i tifosi hanno un orizzonte temporale molto lungo nelle loro azioni. Prendere in mano i giovani è il risvolto concreto di un certo modo di fare calcio, quello che solitamente gli imprenditori non vedono perché spesso programmano il loro impegno nel breve periodo”.

Una storia simile è stata scritta ad Ancona, dove dal 2010 i tifosi controllano il 2 per cento delle quote attraverso l’associazione ‘Sosteniamo l’Ancona’ e hanno gli stessi diritti dei ‘colleghi’ tarantini, che proprio sull’avventura marchigiana hanno plasmato il loro statuto. Anche i supporters trust di Arezzo e Modena hanno rappresentanti nel consiglio di amministrazione. E a Lucca ePiacenza i tifosi hanno acquistato all’asta fallimentare il marchio della società.

All’estero, come spesso accade nel mondo del calcio, sono già molto avanti rispetto all’Italia. InInghilterra il caso idealtipico è quello dell’Fc Unitedl’altro Manchester, nato come protesta contro la scalata del magnate americano Malcolm Glazer, e in generale contro le logiche del calcio moderno; una squadra in cui tutto è gestito dai tifosi. Ma anche a livello professionistico ci sono casi in cui i tifosi si sono organizzati e, grazie all’aiuto di Supporters Direct, hanno preso in mano le redini della loro squadra del cuore. L’Afc Wimbledon, ad esempio, nato nel 2002 dalle ceneri del glorioso Fc Wimbledon, dopo che il nuovo presidente aveva deciso di trasferire il club a Milton Keynes. Salendo di serie, invece, il caso più strutturato è quello dello Swansea, club gallese che milita nella massima serie inglese, la Premier League, e di recente è stato anche avversario del Napoli in Europa League. Nel 2001, quando la società era ad un passo dalla bancarotta a causa della cattiva gestione della vecchia proprietà, oltre 600 tifosi hanno deciso di costituirsi in un consorzio e di dare un contributo concreto al salvataggio e alla ricostruzione del club.

Grazie ad una raccolta fondi che ha superato l’ammontare di 50mila sterline, sono riusciti ad acquistare il 19,99% delle quote e a entrare nella società. E nel 2002 un accordo firmato con la nuova proprietà ha stabilito che la rappresentanza dei tifosi non possa essere eliminata né ridotta, a prescindere dagli eventuali futuri aumenti di capitale. Attualmente il trust costituisce il terzo principale azionista dello Swansea: tutti i fan che sottoscrivono un abbonamento annuale allo stadio diventano automaticamente soci del club, ed eleggono un proprio consigliere che rappresenta i loro interessi nel consiglio di amministrazione. A distanza di dieci anni dalla formazione del trust, il fallimento sembra un lontano ricordo: le finanze sono state risanate, e i tifosi hanno avuto modo di festeggiare anche i primi successi sportivi. Il club è tornato in Premier League nel 2012 e nel 2013 ha conquistato la Coppa di Lega inglese, risultando la seconda squadra gallese della storia a vincere un trofeo della Football Association, 86 anni dopo il Cardiff City. E quest’anno, nonostante l’eliminazione nei sedicesimi di finale contro il Napoli, è arrivato a disputare per la prima volta una competizione internazionale e a portare in giro per l’Europa la sua storia. Un messaggio per il calcio moderno, che può ancora appartenere ai suoi tifosi.

San Lorenzo: lo stadio torna a Boedo grazie ai suoi tifosi

La vuelta para Boedo es mi obsesión. I tifosi del San Lorenzo de Almagro, storica squadra di Buenos Aires, stanno inseguendo un sogno: riportare la propria squadra a giocare nel quartiere che ha visto nascere il club nel 1908, il barrio di Boedo, un tempo congiunto a quello di Almagro che presenzia nel nome della squadra.

Per raccontare questa impresa unica per livello di organizzazione e passione messa in campo dai tifosi, è necessario ripercorrere un po’ di storia del club di Buenos Aires. Nel 1916 si inaugurò lo storico stadio di Avenida La Plata, nel quartiere di Boedo: un impianto che già nel 1929 aveva 75.000 posti. Per la particolare struttura in legno e per l’energia sprigionata dai suoi spalti, si era guadagnato l’appellativo di El Viejo Gasómetro. Il San Lorenzo giocò lì 63anni, disputando stagioni memorabili, sempre con l’appoggio appassionato dei suoi tifosi.

Alla fine degli anni Settanta, il periodo più buio della storia dell’Argentina coincise con gli anni più difficili per il San Lorenzo: da un lato, la dittatura militare di Jorge Rafael Videla, dall’altro, anni di debiti, malagestione e dimenticanza per il club di Boedo. 

Ma il peggio arrivò nel 1979: dopo pressioni, ordinanze e minacce esplicite al direttivo del club da parte degli esponenti della dittatura che amministravano la capitale argentina, il San Lorenzo fu costretto a vendere ad un prezzo irrisorio il terreno dello stadio. Gli acquirenti, si scoprì, erano due imprese fantasma legate alla dittatura e una banca. Osvaldo Cacciatore, principale artefice delle pressioni, che ricopriva la carica diintendente della città, dichiarò che il progetto consisteva in un nuovo piano di urbanizzazione per il quartiere, garantendo con una clausola che non si sarebbero aperte attività commerciali sullo storico terreno del Viejo Gasómetro. Ma il piano si rivelò diverso: l’anno seguente gli acquirenti vendettero i terreni alla ditta francese Carrefour per un prezzo otto volte maggiore, ignorando completamente la clausola e dimostrando che tutto era stato architettato per mettere in atto questa speculazione. Ed è proprio un supermercato Carrefour quello che oggi, camminando per Avenida La Plata, si può notare al posto dello stadio del quartiere: il frutto della pagina più oscura della storia del San Lorenzo.
Dopo aver giocato l’ultima partita a Boedo contro il Boca Juniors nel 1979, per molti anni il club è rimasto senza stadio, alternandosi tra vari campi della città, fin quando nel 1993 si inaugurò lo stadio attuale, El Nuevo Gasómetro, nel quartiere di Bajo Flores: una zona che poco ha a che vedere con la storia del club. Ed è proprio il malessere dovuto a questa lontananza che ha spinto i tifosi ad organizzarsi per tornare a Boedo.

Ma non è solo una questione di chilometri: il San Lorenzo è una squadra a fortissima vocazione territoriale, che da sempre si è immedesimata con il quartiere in cui ha il suo maggiore bacino di tifosi. Il San Lorenzo ed il suo stadio erano il centro culturale e sociale del barrio: con il cinema, il teatro, la biblioteca da più di 12.000 volumi, l’università popolare, gli incontri di boxe e l’organizzazione di serate di tutti i tipi, El Viejo Gasómetro rappresentava una vera e propria istituzione sociale. Racconta Osvaldo della Peña Cuervos Madrid che lo stadio, per la posizione centrale e le dimensioni, si distingueva anche per eventi di enorme portata: dai celebri Carnavales, ai più importanti match di boxe, fino a concerti come per esempio quello di Carlos Santana nel 1973. Insomma, quel modello di stadio totale, inclusivo e attivo 365 giorni l’anno che tanto si ricerca oggi.

Purtroppo lo svolgimento di questo ruolo non si è mai ripetuto nella zona di Bajo Flores, aliena alla storia del San Lorenzo, ma è stato portato avanti a Boedo a partire del 2005 dalla Subcomisión del Hincha, un’organizzazione di tifosi che ha l’obiettivo di “migliorare le condizioni istituzionali, socio-culturali e sportive del club” e soprattutto quello di salvaguardarne la storia, le tradizioni e la memoria. Grazie all’attività della Subcomisión, il San Lorenzo ha recuperato il carattere socio-culturale che lo ha sempre contraddistinto: ogni anno vengono organizzati eventi sportivi di tutti i tipi, si cerca la relazione costante tra le scuole di zona e il club, e per di più il quartiere dispone della biblioteca “Osvaldo Soriano” e di una Casa de la Cultura Sanlorencista dove si svolgono corsi di tutti i tipi, tra cui un servizio di appoggio scolastico gratuito.

E’ proprio la Subcomisión del Hincha che nel 2010 ha iniziato a credere che il sogno del ritorno a Boedopotesse divenire realtà, iniziando una serie di grandi manifestazioni di piazza per chiedere l’approvazione della Ley de Restitución Histórica, grazie alla quale, acclarato che il San Lorenzo fu ingiustamente obbligato a vendere dal regime dittatoriale, si permette l’espropriazione dei terreni alla ditta Carrefour da parte del Governo di Buenos Aires in cambio di un indennizzo. Dopo due anni di mobilitazione costante, proposte, dibattiti, proteste allo stadio ed enormi cortei (di cui uno da più di 100.000 partecipanti), il 15 novembre del 2012 la legge è stata definitivamente approvata all’unanimità dall’organo legislativo di Buenos Aires. Quel giorno si è aperta una nuova tappa, cioè quella di organizzarsi per pagare l’indennizzo alla Carrefour, perché il governo della città non disponeva dei fondi necessari per l’esproprio. Ed è così che l’enorme spirito di organizzazione messo in campo per far approvare la legge, è stato applicato alla campagna ancora in atto per ricomprare il terreno del vecchio stadio di Boedo. L’obiettivo è quello di raggiungere 94 milioni di pesos argentini, quasi 9 milioni di euro.

Ogni tifoso del San Lorenzo potrà, pagando a rate circa 300 euro, comprare simbolicamente un metro quadrato del terreno, ottenendo sconti e benefici nel futuro stadio. Sul sito internet della Restitución Histórica è possibile consultare la mappa, in costante aggiornamento, dei metri quadrati comprati: attualmente più di 19.000: tantissimi se pensiamo che la maggior parte dei tifosi ha comprato un solo metro. Si stima che a fine stagione l’impresa di mettere insieme i soldi sarà finalmente terminata. Al progetto non sono mancate adesioni illustri, come quella dell’attore e tifoso Viggo Mortensen, che si è assicurato più di 150 metri cuadrati, o quella degli ex Ezequiel Lavezzi e Gonzalo Bergessio, con 130 e 19. Ma certamente l’appoggio più gradito a Buenos Aires è stato quello arrivato a gennaio da Papa Francesco, già noto per la sua fede sanlorencista e motivo d’orgoglio per buona parte della tifoseria, che ricevendo alcuni membri dellaSubcomisión del Hincha ha dichiarato di volere il suo metro quadrato nello stadio “dove andavo io da bambino”.

Nessuno può dire con certezza quando il San Lorenzo tornerà a giocare a Boedo, ma dopo anni di lotte che hanno dato risultati così grandi, tutti sono convinti che lo storico momento arriverà. Quel giorno sarà un traguardo enorme per il club e i suoi tifosi, ma anche per tutte le persone che ancora credono in un calcio fatto di passione e partecipazione. Sapere che i tifosi del San Lorenzo sono riusciti a smuovere il proprio direttivo societario, il governo di Buenos Aires, l’organo legislativo della provincia ed una multinazionale come la Carrefour è un segnale di speranza per chi ogni giorno si impegna per difendere la storia della propria squadra.

A maggior ragione è una vicenda che deve interessare noi romanisti, visto che il paragone tra El Viejo Gasómetro e Campo Testaccio viene spontaneo: entrambi sono due stadi storici che non esistono più, simbolo degli anni più gloriosi e di un tifo capace di spingere il pallone nella porta avversaria. Con le dovute differenze, possiamo paragonarne anche la situazione attuale dei terreni, visto che per entrambi è in corso da anni un dibattito per un eventuale riutilizzo. Nonostante sappiamo che per motivi logistici la prima squadra della Roma non potrà tornare a giocare a Testaccio, possiamo comunque renderci conto che ci sono moltissime attività che una società calcistica può svolgere per rivalutare un’area di interesse storico e simbolico. Basti pensare che proprio a Boedo i tifosi e la società si stanno preoccupando di rivalutare con un centro sportivo giovanile la Plaza Lorenzo Massa, intitolata al prete che nel 1908 fondò il club con i ragazzi che giocavano nel campo del suo oratorio.

Quanto al terreno di Campo Testaccio, dopo che la giornata organizzata dalla Curva Sud lo ha riportato al centro del dibattito, supponiamo che se la vicenda giudiziaria avrà buon esito potrà ospitare la mostra sulla storia della Roma ed attività legate alle giovanili. Per il resto tutto è ancora incerto, e allora che ci serva d’ispirazione anche il futuro stadio di Boedo, che oltre al centro sportivo ospiterà una scuola sotto una tribuna, un’area per la terza età, cinema, sala concerti, spazi espositivi, palestre, parcheggi, aree verdi e quant’altro possa servire a rinforzare ogni giorno il legame fra la squadra e i suoi tifosi.

 
Fonte: [Myroma.it]