Un ‘brindisi’ al Club Atletico Osasuna

All’Estadio Reyno de Navarra, più comunemente noto come El Sadar, la società preferisce perseguire una politica giovanile piuttosto che conseguire trofei, lanciando in prima squadra i ragazzi cresciuti nel vivaio.

Siamo a Pamplona, in Spagna, capoluogo della Navarra, una delle 17 Comunità autonome del paese, città natale sia del centravanti bianconero Fernando Llorente che del polifonista del ‘600 Miguel Navarro ma soprattutto di San Fimino di Amiens, patrono dell’arcidiocesi di Pamplona e Tudela a cui ogni anno, tra il 6 e il 14 Luglio, vengono dedicate le Sanfermines, feste riguardo cui scrisse anche Ernest Hemingwaynel suo romanzo Fiesta, dove cita i famosi encierros, le corse dei tori che caratterizzano questo evento rilevante come il Carnevale di Rio o l’Oktoberfest di Monaco di Baviera.

Tuttavia, oltre ad essere una città intrisa di storia, tradizione e cultura, Pamplona (Iruñea in Euskara) è anche la sede del Club Atletico Osasuna, squadra che può contare su una delle cantere più importanti del paese, capace di sfornare decine di talenti (tra tutti, il centrocampista Campione del Mondo e d’Europa Javi Martinez, nato a Lizarra, oggi al Bayern Monaco e l’esterno basso del Chelsea César Azpilicueta, nato proprio a Pamplona) quasi al pari delle sue colleghe di comunità più blasonate come la Real Sociedad o l’Athletic Club. All’Estadio Reyno de Navarra, più comunemente noto come El Sadar, la società preferisce perseguire una politica giovanile piuttosto che conseguire trofei, lanciando in prima squadra i ragazzi cresciuti nel vivaio.

Probabilmente (non esistono fonti sicure riguardo la nascita della squadra) il club fu fondato nel 1920 in seguito alla fusione di due società locali, la Sportiva e il Nuevo Club, avvenuta in un famoso bar della città, ilCafé Kutz. La scelta del nome, che in basco vuol dire salute, forza o vigore è alquanto singolare ed è da attribuire a  Benjamín Andoain Martínez, uno dei fondatori. Nonostante il club non abbia vinto nessun trofeo di spessore (il miglior risultato in campo europeo è stato il raggiungimento della semifinale di Coppa Uefa nel 2007), la sua filosofia viene rispettata e presa come modello da molte società iberiche che, oggi come da sempre, traggono le proprie fortune proprio dallo sviluppo del settore giovanile, al quale dedicano molta attenzione investendo ogni anno milioni di Euro. La spina dorsale dei Los Rojillos, infatti, è costituita dai giovani dell’Osasuna B, filiale del club sorta nel 1962 e conosciuta con il nome di Promises Osasuna; sotto l’attenta guida di Angel Merino i talenti baschi tra cui spiccano Ekhi Senar, Miguel Montes e Lizarraga, occupano il quarto posto del Grupo XV della Tercera Division, con il miglior attacco e a sole 8 lunghezze dalla capolista San Juan.

Mentre da una parte i ragazzini lottano per la promozione in Segunda Division B, i colleghi della prima squadra non se la passano tanto bene. La Rojilla ha totalizzato solamente 22 punti in 21 gare e si trova ad un passo dalla zona retrocessione; tuttavia, nonostante la stagione non esaltante dal punto di vista dei risultati, i soli 5 stranieri presenti nella plantilla dell’Osasuna (Acuna, Armenteros, Silva, Loties e Raul Loè, quest’ultimo però cresciuto nel vivaio del club) evidenziano come la società di Miguel Arcancho punti a valorizzare i propri giocatori: gli estremi difensori Andres Fernandes e Ander Cantero, il vicecapitanoMiguel Flaño, il giovane Satrústegui, il capitano e beniamino degli aficionados baschi, Francisco “Patxi” Puñal, centrocampista autore di più di 400 presenze e 21 reti con la casacca rossoblù nonché il centrocampista Roberto Torres e il centravanti di origini nigeriane Manuel Onwu sono solo alcuni dei prodotti della cantera rojilla, che ogni temporada porta avanti la propria filosofia completamente estranea ai milioni che circolano nel calcio moderno, sempre più un business che uno sport. Accanto alla Masia, alla Castilla e agli Impianti di Lezama, a Tajonar, paesino della Navarra centrale, si erge la Escuela de Fùtbol, fondata nel 1982, dove i ragazzi vengono cresciuti a pane, scuola e calcio. Nonostante il vivaio stia attraversando uno dei momenti più bui della sua storia, dovuto al fatto che non riesce più a far esordire nella Liga navarriani all’altezza della competizione, il progetto ‘autarchico’ dell’Osasuna resta comunque un esempio da seguire e noi italiani, in un campionato dove più del 50% dei giocatori sono stranieri, dovremmo prendere spunto da questo modello, sempre più convincente in quanto la Roja è la detentrice del Mondiale, dell’Europeo e dell’Europeo Under 21 disputato l’Estate scorsa in Israele e conquistato proprio grazie ad una vittoria sui nostri azzurrini.

 

Fonte [L’intellettuale dissidente]

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